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WOP! (uap)

progetto di Teatro della Contraddizione
in collaborazione con Hit & Run Theatre – Manchester
regia Marco Maria Linzi, Micaela Brignone, Julio Maria Martino
prodotto da TDC

debutto Teatro della Contraddizione, Milano 2002

Lo spettacolo ha inaugurato la Stagione Sperimentale Europea 2002 / 2003.

Wop nasce dalle suggestioni di due testi:"La rosa tatuata" di Tennessee Williams e "Uno sguardo dal ponte" di Arthur Miller. Il primo celebra l'innamoramento per un meridione latino e trasandato ma sincero, esuberante, sensuale. E' una commedia basata sul cliché degli italiani come appaiono agli stranieri: estroversi, rumorosi, superstiziosi. L'autore accentua questi elementi per evidenziare una familiarità “meridionale” con il mondo dei sensi che, fingendo di deridere, in realtà ammira. Il secondo racconta un mondo violento, dominato da forti passioni, che sottostà ad un antico codice d'onore. E' un dramma dai toni cupi che si svolge come una moderna tragedia greca in cui la inesorabile “caduta” è presagita fin dall'inizio.
L'intreccio di questi due testi ha creato uno spettacolo tragicomico che, giocando con i ricordi e i ribaltamenti di prospettiva, tratta degli italiani arrivati in America tra gli anni ’20 e gli anni ’50 prendendo nome dal termine dispregiativo con il quale venivano chiamati: Wop, Western Oriental People, Without Papers o, in una prospettiva onomatopeica, guappo.
Un vecchio avvocato ricorda un bassofondo di Brooklyn abitato da una comunità di Italiani: "Mia moglie, i miei amici mi criticano, dicono che la gente di questo quartiere non è elegante, non è brillante. In fondo in vita mia con chi ho avuto a che fare? Scaricatori, facchini: mogli, padri, figli, nonni di scaricatori e facchini… Sfratti, infortuni, liti in famiglia – le misere beghe dei poveri – eppure…" e la storia comincia. Le voci, le immagini del passato. La linea del tempo e le incoerenze, le confusioni del ricordo… che prende vita: una donna aspetta che il marito torni a casa. Una famiglia aspetta due cugini che stanno arrivando clandestinamente dall’Italia. Dal brulichio di figure appena tracciate, a poco a poco escono voci distinte, e volti e mondi: il mondo delle illusioni di Serafina, del malocchio della strega e dei prodigi di "Nostra Signora", il mondo sudato di Eddie, il mondo sognato di Rodolfo, il mondo abbandonato di Marco che in Italia ha due figli e una moglie, brutta, ma che comprende tutto; il mondo magico di Assunta, il mondo fermo di Beatrice, che sa quello che non vuole vedere; il mondo che cambia di Catherine, quello appena visto della piccola Rose, quello visitato di Jack, dalla sua piccola Rose; il mondo comprato di Tony, a poco prezzo, il mondo passeggiato di Louis, il mondo petulante di Giuseppina e Peppina. Il mondo di Alfieri, che questi mondi li contiene tutti nel ricordo, però la memoria vacilla e così il racconto cambia di prospettiva, le scene si ribaltano, i ricordi si inceppano e ricominciano e non si svolgono come dovrebbero svolgersi… Ma la memoria è di chi ce l’ha, non degli eventi; e lo sguardo è sempre personale, soggettivo, a volte tenero, e ironico, e crudele e, in definitiva più intenso, perché rivissuto con gli occhi del desiderio e della paura di ciò che volevamo essere e non siamo stati.

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