Oltre alla volontà di rendere il 'luogo' teatro più accessibile – offrendo la possibilità di fruire di due spettacoli ad un prezzo popolare – le serate doppio spettacolo sono una scommessa sulla diversità e l’unicità che può scaturire dalla relazione tra artisti, linguaggi e pubblici diversi. Il desiderio di creare un'esperienza non replicabile, ci ha spinti a chiedere agli artisti di rendere unico il loro passaggio al Teatro della Contraddizione con un atto performativo ad hoc – prima o dopo lo spettacolo – che possa coinvolgere lo spettatore in modo più aperto, spingendolo a mettere in moto un punto di vista personale. Un atto che sveli al pubblico quel germe, quell'indicibile che sta alla base del loro processo creativo.

— primo spettacolo —

Pirfrancesco Pisani presenta


L’Asino albino


uno spettacolo di e con Andrea Cosentino

regia Andrea Virgilio Franceschi

collaborazione artistica Valentina Giacchetti

primo spettatore Antonio Silvagni

oggetti scenici Ivan Medici

L’asino albino

La visita guidata di un gruppo di turisti in giro per l’Asinara. Apparizioni che parlano attraverso grumi d’emozioni illeggibili evacuati fuori con comicità violenta. Il linguaggio teatrale è disarticolato, disossato. Si frantuma e si frattura. L’attore è la guida che non concede spiegazioni, che non vuole accompagnare. Perché non c’è al di là dove riparare. Non ci sono serre o riserve incontaminate. Non c’è rete dove attutire la caduta. I piani d’evasione sono stati tutti sabotati. Uno spettacolo sul tempo che passa e che non torna più, neanche più le stagioni.

NOTE
L’Asinara è un’isola nel nord della Sardegna. Luogo appartato, appena sfiorato dalla Storia, ma arredato con i relitti del suo passaggio: gli edifici e le docce di disinfestazione della Stazione Sanitaria Marittima di quarantena, l’ossario dei settemila prigionieri austro-ungarici che qui perirono dopo la trasformazione del Lazzaretto in campo di concentramento durante la prima guerra mondiale, il supercarcere di massima sicurezza di Fornelli, dove ancora risuonano gli echi della stagione della lotta al terrorismo degli anni settanta. L’Asinara è oggi area protetta, alla quale si accede solo con percorsi guidati, a visitarla ed ammirarne le spiagge incontaminate e il mare, la vegetazione e la fauna, il cui rappresentante più famigerato è l’asino albino, specie endemica e dalle origini misteriose.

Lo spettacolo segue un gruppo di turisti in giro per l’isola. Una visita guidata non si struttura in narrazione, ma comporta il passare accanto ai resti della Storia e fare i conti con la propria, l’attraversare la natura e scoprirvi la propria estraneità. I visitatori sono macchiette tratteggiate a pennellate grossolane nel loro aggrapparsi con ferocia svagata al presente, in una coazione a rimuovere il presentimento della fine. La ricerca dell’asino, l’infanzia, il terrorismo e la reclusione, l’umano e l’animale, il biografico e il cosmologico: la materia eterogenea dello spettacolo gravita attorno ad un finale che si ripete declinandosi variamente, fino a raggiungere il suo senso ultimo, che è fin dall’inizio nascosto alla luce del sole. Che abbaglia.

Se sul piano della rappresentazione è isola e carcere e spiaggia, la scena non dissimula ma semmai esibisce il suo piano di realtà: essa è la stanza dei giochi dove costruirsi un mondo a misura ed il teatro dove ci si traveste per mostrarsi, si indica la luna e non si disdegna di farsi ammirare il dito. Un racconto parallelo spinge infine la scena verso una ulteriore epifania: il paese dei balocchi dove ci si trasforma in asini, e la pista da circo dove esibirsi dopo la trasformazione. Collodi fa dell’asino la deviazione nel cammino del divenire umano di Pinocchio. Il burattino si fa carne una prima volta perdendo la parola. Ma nel raglio trova forse l’espressione più efficace del suo dolore.

— secondo spettacolo —

compagnia ASTORRITINTINELLI presenta


Mac e Beth


Una ri-scrittura del Macbeth di W. Shakespeare di e con Alberto Astorri e PaolaTintinelli

Mac e Beth

«Da questo istante non c’è nulla di serio nella vita mortale. Tutto è un gioco. La fama e la grazia Sono morte, il vino della vita È stato spillato e solo la feccia Rimasta a vanto di questa cantina.» (II,3)

Il mito di Macbeth vissuto da due fantomatici attori coniugi.

Lui si chiama Mac e lei si chiama Beth. Desiderano ardentemente. Si consumano in un vero fallimento. Nel loro Club Series "sut al punt de l’autostraa". Fuori dal mondo.
Tragedia… del teatro.

C’è una trama, in questo lavoro più di altri nostri, una storia a cui aggrapparsi in questo teatro del fallimento, in questa fede nel teatro. Mac e Beth guitti stanchi di periferia, geniali innovatori di una tradizione, nel loro Club Series mettono in scena il Macbeth di Shakespeare attraverso una serie di numeri che ricorda il varietà. Insieme gestiscono un club, tanto fantomatico quanto accessibile al mondo che vuole divertirsi ascoltando parole fatte d’aria, inni nazionali e marcette di periferia, musica lirica e rock del passato, barzellette raccontate male, improperi, insulti e guittate di bassa lega.

Mac lavora per Doncano, il patrono di tutti i club proprietario della Mirabolica il club più in voga.. Da qui parte l’ambizione di Mac, l’ambizione di Macbeth che poi alla fine è una storia di Clan come ha meravigliosamente raccontato Kurosawa nel suo Trono di Sangue. Ed è Beth a creare Mac, dando vita a questo ambiente improprio, fatto di luci, lucine, lampi, cellule fotoelettriche, suoni di temporali e di battaglie che tanto ricordano e citano i film di Sergio Leone ed emozionano fino alla commozione e alla pietà. Ed è questo l’ambiente creato: l’ambiente della loro privacy condivisa che non dichiara alcun serio intento di mettere in scena la catastrofe del mondo, ma al contrario la vive questa catastrofe nella privacy stessa. (Alberto e Paola)

Infoline: TDC - via della Braida, 6 – 20122 Milano - Tel. 02 5462155 -