di Vincenzo Costantino Cinaski

e con Mell Morcone e Raffaele Kohler


Bukowski ha accettato di diventare Bukowski per non impazzire, per non vendere la propria anima e il cervello, per continuare a sperare. Ogni mattina,ogni giorno, ogni sera. Da uomo libero. Una scelta coraggiosa e faticosa. Su di lui e sulla sua vita sono state scritte tante leggende, ma di molte c'è da dubitare, perchè chi l'ha davvero conosciuto (e non sono molti) racconta di un uomo diverso dall'immagine divulgata dai media.

Tolta l'impenetrabile armatura dello scrittore maledetto, affiorava il volto di un uomo tranquillo, pacifico, timido, capace di gesti romantici. Fanno un po' sorridere oggi le sentenze emesse dalla critica "ufficiale" soprattutto tra gli anni Settanta e Ottanta. L'ottusità con la quale quasi nessuno riusciva a vedere e leggere dietro il sipario. Per Bukowski essere Bukowski è diventato con il passare degli anni sempre più faticoso. Ha preferito allora costruire un suo rifugio dove continuare a praticare alcune delle cose che hanno riempito la sua vita: la scrittura e l'indiscutibile amore per la parola. Un rifugio in cui passare le nottate a parlare alla sua macchina da scrivere, a dissetarsi alla fonte della poesia.

"L'amore, la solitudine, le strade, la disperazione sono anche cose mie
ecco perchè sono sull'elenco del telefono..." (cit. Antonio Troiano)
Andate oltre a quello che si vede o si racconta.

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