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Trilogia dell’inesistente

genere: esistenzialismo pret à porter

di e con Roberto Scappin e Paola Vannoni

produzione: quotidiana.com

con il contributo di: Provincia di Rimini, Regione Emilia Romagna

in collaborazione con Emilia Romagna Teatro

durata 50’

Ultimo episodio della Trilogia dell’inesistente, dopo Tragedia tutta esteriore e Sembra ma non soffro, in Esercizi di condizione umana III un uomo e una donna si confrontano con la propria impotenza. Accettare la propria inutilità rivela possibilità inattese.

L’uso di ironia e sarcasmo sottili e prepotentemente dissacranti nelle battute che l’uomo e la donna si scambiano, si riflettono nella luce acida e astringente dei neon sulla scena. I temi si oppongono all'idealismo, scalano la caducità della vita umana e la truffa diacronica dei rapporti intimi. Non si fatica ad immergersi nella tangibilità di quanto dicono. Il pensiero assillante del futuro, di una utopica pensione, l'amore apatico, il progetto di un'associazione a delinquere, addirittura la concezione di un melodrammatico suicidio di coppia, impensabile per questi due esseri inerti.

Il paradosso fra concetti ed espressione degli stessi fa del dialogo un rituale fantastico che porta alla luce le dinamiche della conversazione, della parola stessa e del suo senso più profondo. Ciniche e affilate come coltelli, le due anime si stuzzicano e si scontrano solo da lontano, senza mai spostare il perfetto equilibrio dei movimenti minimi e misurati. L'ambientazione minimalista e la recitazione compassata e senza appigli di interpretazione agiscono come una lama, aprendo squarci comici inaspettati, in cui la spirale di perdita del senso diventa immediatamente qualcosa di più. Un allestimento in sordina, quasi sussurrato, ma che lancia il suo messaggio chiaro, sintesi delle inquietudini del nostro tempo: la crisi del teatro, dello spettatore, del vivere in senso complessivo.

Esercizi di condizione umana III

La compagnia


QUOTIDIANA.COM – associazione culturale, si costituisce a Rimini nel 2003. Fondata da Roberto Scappin e Paola Vannoni, contrari e opposti che incarnano entrambi le due logiche, le due diverse visioni della realtà: una ricerca le sfumature, la mediazione; l'altra manichea, disdegna i compromessi. Una forte motivazione politica è alla base del nostro teatro, unitamente a una ricerca estetica e di linguaggio irrinunciabile nel percorso artistico. Un teatro che appare aggressivo, provocatorio, poiché vuole riflettere lo sgomento di questo nostro esistere, affrontare le cose da un punto di vista scomodo, a partire da ciò che non è considerato corretto nemmeno pensare. Gli elementi della spiritualità, dell'ironia, sono fondamentali per offrire altri registri di senso.

ROBERTO SCAPPIN – nato a Torino, dopo aver dedicato più di un decennio alla professione d'attore, impegnato in produzioni teatrali tra gli altri con il Gruppo della Rocca e il Teatro degli Incamminati, mette in discussione il teatro di tradizione da cui proviene. Dopo la frattura totale dalla professione e dal territorio ritorna a guardare al teatro da un'altra prospettiva, provando a ricostruire un percorso sulle basi di un ideale artistico e sociale, chiaro e scomodo: sollecitare attraverso il teatro una riflessione sui temi che, da sempre, scatenano divisioni: amore, denaro, potere.

PAOLA VANNONI – nata a Rimini, fonda le sue basi artistiche prevalentemente sulla scrittura che approfondisce attraverso corsi di drammaturgia, sceneggiatura, scrittura comica. Il passaggio al teatro dalla danza contemporanea avviene dall'incontro con Marco Baliani nelle “Antigoni della terra” (Bologna, 1992), a cui partecipa nel gruppo dei danzatori. Questa esperienza di teatro politico e di profondo impegno civile segnerà tutto il suo futuro percorso, mai disgiunto da una chiara consapevolezza della responsabilità dell'arte.

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