un delirio di Marco Maria Linzi da “Il Castello” di Franz Kafka

con Ilaria Abiami, Davide Angelotti, Stefania Apuzzo, Francesca Braschi, Micaela Brignone, Laura Buratto, Sabrina Faroldi, Anja Grubic, Luigi Guaineri, Alessandro Lipari, Chiara Mantovan, Sabrina Simone, Stefano Slocovich, Eugenio Vaccaro, Nazaré De Souza Xavier


Dove c’è una variabile c’è una costante... Quale? Noi? Noi chiusi in un castello, noi che bussiamo allo stesso castello, noi che non apriamo... noi specchio multiplo di noi in cerca dell’altro, Il responsabile, il testimone, l’assassino... distinti, separati, possiamo fare uno la parte dell’altro e la commedia dell’esistenza è possibile... Cosa altro resta in noi? La morte? Resta? Non sembra; resta quando tutto è termine, quando la vita avvicina al confine... il nostro compito è sempre l’ultimo ad essere consegnato e spesso, ho sentito, si cerca di correggerlo, come se la fine contasse più del durante. Ma chi dimentica, non cancella, chi non si parla, altri lo parlano: c’è sempre qualcuno disponibile a sostituirsi a noi, in ogni ruolo, anche in quello del morto.

Cosa altro resta in noi? La libertà? Resta? Chi cerca la libertà cerca la morte e può essere felice, disperato chi la trova, solo, come davanti un abisso: la vera libertà è disperata, perché solo la mancanza dell’altro la consente... L’altro, la morte, la libertà... Per chi? Fino a quando? Uno spettatore è necessario, fosse anche il cielo... anche per un anarchico le nuvole possono guardare, anche per un asociale la morte scatena gli altri, così Baal, prima assassino per liberarsi dell’altro, poi morente, cerca lo spettatore, per le sue ultime parole; non trovandolo sceglie il cielo... il cielo di Baal è uno specchio, meglio che essere soli? o meglio? La variabile K è dunque possibile?

La variabile K

La variabile K

La variabile K

foto di Filippo Spinelli Barrile

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