genere: physical poetry

di Carol Ann Duffy

regia di Di Sherlock

con Linda Marlowe


Dopo il debutto al Teatro Elfo Puccini con Berkoff's Women (dal 24 al 29 marzo), Linda Marlowe, attrice dalle potenzialità interpretative straordinarie, musa di Steven Berkoff e icona del teatro inglese torna sul palco del Teatro della Contraddizione, di cui è ospite fissa da anni, con l’acclamato poema La moglie del mondo (The World’s Wife) della poetessa e drammaturga scozzese Carol Ann Duffy.

Sulla scena, grazie all’irrefrenabile fisicità della Marlowe, si susseguono le donne, vere o immaginarie, di uomini famosi. Ognuna con la sua inedita storia da raccontare, in forma di dramatic monologue: dalla signora Faust a Frau Freud, da Queen Kong (moglie di King Kong) alla signora Mida, dalla moglie di Pilato a quella di Esopo. Ognuna gridando la propria identità, rivendicando desideri e opinioni, affermando una volontà che prescinde da quella dei loro celebri compagni, dei loro alter-ego maschili.

Come nell’abitudine dell’attrice inglese, in poco più di un’ora, sul palcoscenico una carrellata di personaggi si avvicendano a ritmo incalzante, prendono corpo e anima attraverso una fisicità spietata che soltanto una grande attrice sa dosare e lasciar esplodere. Un imperdibile spettacolo pieno humour nero e spirito pungente, esilarante e capace di dar vita ad un microcosmo al femminile, sul valore della donna e sul lavoro dell’attore.

Il prezioso poemetto della Carol Ann Duffy, pubblicato in Italia dalla casa editrice Le lettere, è già un classico nel Regno Unito e la scrittrice, le cui opere sono adottate come testi scolastici, ha da pochissimo ricevuto il CBE (Commander of the British Empire) per meriti letterari, prima donna scozzese e dichiaratamente bisessuale a ricevere il prestigioso riconoscimento. Le storie che racconta sono microcosmi viventi, interamente finiti e compiuti, animati da un soffio di originalità che rende decisamente ardua l’impresa di traduzione.
Un gioiello di sintesi e di ironia è il monologue della signora Darwin, che liquida il marito in tre righe: «Siamo andati allo zoo./Gli ho detto -/C’è qualcosa in quello scimpanzé che mi fa pensare a te.»
La signora Mida le fa da eco: “Ciò che mi irrita ora non è l’idiozia né la cupidigia/Ma il non aver pensato a me. Puro egoismo. Ho venduto/gli arredi della casa e mi sono trasferita qui./Con una certa luce lo penso, all’alba, al tramonto,/e una ciotola di mele un giorno mi ha gelato il sangue. Più di tutto,/anche ora, mi mancano le sue mani, le sue mani calde sulla mia pelle, il suo tocco.

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