LABORATORI 1819

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>19 - 25 Novembre 2018

VOLO DANZATO
condotto da Hervé Diasnas e Valerie Lamielle

COMPLETO

>23 e 24 Febbraio

DISASTRI IN CONTRADDIZIONE

Laboratorio creativo e studio sulla follia applicata al metodo

di Stefano Cenci & Riccardo Goretti

e speriamo bene.

Partendo dal testo sacro (per loro) “Disastri” di Daniil Charms, Goretti e Cenci portano al TdC un laboratorio composito sulla costruzione (e successiva distruzione) di un testo e sulla messinscena.

Il lavoro drammaturgico, che sarà più appannaggio di Goretti (non per niente autore de “Le Novelline Dadaiste”, già arrivato alla terza ristampa), prevede l'analisi di alcuni passaggi del libro, per trarre fuori dalla patina di nonsense la disperazione, la malinconia, la profonda sapienza dello scrittore russo. Dopodiché si passerà alla stesura del nostro “disastro”, tentando di comunicare il disagio attraverso la cazzata.

Il lavoro fisico, che sarà più appannaggio di Cenci (non per niente regista di coreografie in “Del bene, del male”, spettacolo in cui dirigeva ogni volta 50 attori diversi), prevede invece la costruzione di una specifica maschera corporea, che parta dall'esclusione del cervello e del pensiero, e porti il fisico dell'attore a scoprire non tanto di non avere limiti, ma quale sia il modo migliore di aggirarli, i limiti, o di mandarli direttamente a fanculo.

Mettendo insieme i due ingredienti così ottenuti – un testo terrificante, tetro e difficilmente comprensibile e un corpo slogato, inguardabile, e probabilmente già escoriato – si dovrebbero ottenere, pare quasi superfluo specificarlo, svariati capolavori.

O delle puttanate.

Ma non son forse la stessa identica cosa?

No, eh?

Eh, no, infatti no.

SC & RG. 

>2 e 3 Marzo

orario: dalle 11 alle 18,30

ABBIAMO FAME
laboratorio di creazione teatrale
a cura di Rosario Palazzolo

Solitamente è il racconto a produrre l’incantamento. E per racconto si intende qualsiasi forma di narrazione. Un incantamento, ovvero una specie di condivisione emotiva che conduce all’immedesimazione.
Ma l’incantamento è soprattutto manipolazione, ha a che fare con i consigli per gli acquisti e con la volgarità, con la religione e coi sensi di colpa, con la sottomissione.
È il buon senso che di buono ha davvero poco, è un morto al giorno per il nostro voyeurismo. L’incantamento è la medicina del potere. Che per potere essere ancora se ne frega delle controindicazioni.
L’incantamento incanta, e per questo distrae, mortificando la nostra sensibilità e obbligandola a frignare quando non vuole.
È una sbirciata, l’incantamento, al dito che chissà dove andrà a infilarsi stavolta.
E l’incantamento è pure una febbre.
Una cura.
È il medico e il paziente.
L’incantamento è ciò che vediamo, anche quando non guardiamo.
L’incantamento è la più grande bugia che ci hanno raccontato, quella che non ci stanchiamo mai di ascoltare.
E perciò l’artista dovrebbe avere fame dell’incantamento, e con i sensi sempre allerta dovrebbe scovarlo e rincorrerlo e attaccarlo e macinarlo e digerirlo senza paura, per poi svelarne i trucchi.
Perché il primo compito dell’artista è disincantare, una volta per tutte, correndo il rischio che nessuno lo ascolti.
L’artista teatrale ha diversi modi per disincantare. Uno di questi è la lingua. La parola che infligge ai suoi personaggi deve smascherare la bugia, e per questo deve essere mezza falsa e mezza vera. Una realtà della finzione, verosimile e visionaria: un’incoerenza costante. Incomprensibile, per tentare il miraggio della comprensione. Perché la lingua va estrapolata. Deprivata dall’incantamento a cui l’abbiamo sottoposta. Deve stordire e confondere. Dire no a qualsiasi immedesimazione, dieci pagine di no.
Di conseguenza, occorre essere estremamente esperti nel riconoscere l’idiozia della consuetudine; degli avvezzi cronici al dispregio, all’acrimonia, e insieme dei catechizzati alla sofferenza più grande, quella di contraddirsi continuamente, affinché si sperimenti l’impossibilità della consolazione, il suo limite intrinseco.

Perciò, Abbiamo fame sarà un luogo di sperimentazione, innanzitutto.
E poi un luogo in cui ricercare o affinare la propria voce teatrale.
Nessun limite di età, nessuna particolare esperienza richiesta.
Un laboratorio di creazione teatrale per drammaturghi o registi o attori o semplicemente per chi intende comprendere meglio le dinamiche della comunicazione, e della rappresentazione.

Ogni partecipante porterà un breve testo (una cartella al massimo), un testo proprio o d’altri che sia esemplificativo o complessivo o determinativo – persino riduttivo – del personale sguardo sul mondo. E porterà anche un perentorio progetto di regia, dal quale si partirà per costruire un ambiente, un personaggio, un pensiero, una scena. 


per informazioni e iscrizioni: Teatro della Contraddizione - 025462155 - info@teatrodellacontraddizione.it